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AVVISO - Adeguamento sistemi di raccolta, trattamento e scarico di acque meteoriche di dilavamento

D.Lgs. 152/06; D.C.R.V. n. 107/09; D.G.R.V. n. 842/2012 e D.G.R.V. n. 1534/2015 (Piano di Tutela delle Acque)


Oggetto: D.Lgs. 152/06; D.C.R.V. n. 107/09; D.G.R.V. n. 842/2012 e D.G.R.V. n. 1534/2015
(Piano di Tutela delle Acque).

Adeguamento sistemi di raccolta, trattamento e scarico di acque meteoriche di dilavamento.

 

Comunicazione relativa alla scadenza dei termini di legge.

Come noto la Regione Veneto, con Deliberazione di Giunta Regionale n. 1534 del 03/11/2015 recante “Modifiche e adeguamenti del Piano Regionale di Tutela delle Acque (PTA) art. 121 D.Lgs. 152/2006. Artt. 33, 34, 37, 38, 39, 40, 44 e Allegati E, F. DGR n. 51/CR del 20/07/2015” ha fissato nella data del 31/12/2018 il termine per la realizzazione degli interventi di adeguamento degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento di competenza dei titolari di attività che ricadono nell'ambito di applicazione dell'art. 39, commi 1) e 3) delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque.

Data l'importanza e le possibili ricadute sul territorio che tale adempimento normativo può comportare, si chiede ai soggetti in indirizzo di voler dare la massima diffusione ai contenuti della presente comunicazione nelle modalità ritenute più idonee affinché i propri assistiti possano fare un attenta valutazione delle fattispecie e delle condizioni previste dalla normativa su richiamata che, direttamente o indirettamente, possano riguardarli. Si evidenzia altresì che, onde consentire una corretta istruttoria delle pratiche e garantire i tempi necessari per la realizzazione delle opere di adeguamento, le eventuali domande di autorizzazione dovranno essere presentate per tempo alla Provincia o, nel caso di scarico in pubblica fognatura, all'Ente Gestore del Servizio Idrico Integrato.

 

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PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE

Art. 121, Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”

Norme Tecniche di Attuazione (estratto)

Art. 39 - Acque meteoriche di dilavamento, acque di prima pioggia e acque di lavaggio

1. Per le superfici scoperte di qualsiasi estensione, facenti parte delle tipologie di insediamenti elencate in Allegato F, ove vi sia la presenza di:

a) depositi di rifiuti, materie prime, prodotti, non protetti dall’azione degli agenti atmosferici;

b) lavorazioni;

c) ogni altra attività o circostanza, che comportino il dilavamento non occasionale e fortuito delle sostanze pericolose di cui alle Tabelle 3/A e 5 dell’Allegato 5 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza, che non si esaurisce con le acque di prima pioggia, le acque meteoriche di dilavamento sono riconducibili alle acque reflue industriali e pertanto sono trattate con idonei sistemi di depurazione, soggette al rilascio dell’autorizzazione allo scarico ed al rispetto dei limiti di emissione, nei corpi idrici superficiali o sul suolo o in fognatura, a seconda dei casi. I sistemi di depurazione devono almeno comprendere sistemi di sedimentazione accelerata o altri sistemi equivalenti per efficacia; se del caso, deve essere previsto anche un trattamento di disoleatura. La valutazione della possibilità che il dilavamento di sostanze pericolose o pregiudizievoli per l’ambiente non avvenga o non si esaurisca con le acque di prima pioggia deve essere contenuta in apposita relazione predisposta a cura di chi a qualsiasi titolo abbia la disponibilità della superficie scoperta, ed esaminata e valutata dall’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione allo scarico. Nei casi previsti dal presente comma, l’autorità competente, in sede di autorizzazione, può determinare con riferimento alle singole situazioni e a seconda del grado di effettivo pregiudizio ambientale, le quantità di acqua meteorica di dilavamento da raccogliere e trattare, oltre a quella di prima pioggia; l’autorità competente dovrà altresì stabilire in fase autorizzativa che alla realizzazione degli interventi non ostino motivi tecnici e che gli oneri economici non siano eccessivi rispetto ai benefici ambientali conseguibili.

2. “omissis”

3. Nei seguenti casi:

a) piazzali, di estensione superiore o uguale a 2000 mq, a servizio di autofficine, carrozzerie, autolavaggi e impianti di depurazione di acque reflue;

b) superfici destinate esclusivamente a parcheggio degli autoveicoli delle maestranze e dei clienti, delle tipologie di insediamenti di cui al comma 1, aventi una superficie complessiva superiore o uguale a 5000 mq;

c) altre superfici scoperte scolanti, diverse da quelle indicate alla lettera b), delle tipologie di insediamenti di cui al comma 1, in cui il dilavamento di sostanze pericolose di cui al comma 1 può ritenersi esaurito con le acque di prima pioggia;

d) parcheggi e piazzali di zone residenziali, commerciali o analoghe, depositi di mezzi di trasporto pubblico, aree intermodali, di estensione superiore o uguale a 5000 mq;

e) superfici di qualsiasi estensione destinate alla distribuzione dei carburanti nei punti vendita delle stazioni di servizio per autoveicoli;

le acque di prima pioggia sono riconducibili alle acque reflue industriali, devono essere stoccate in un bacino a tenuta e, prima dello scarico, opportunamente trattate, almeno con sistemi di sedimentazione accelerata o altri sistemi equivalenti per efficacia; se del caso, deve essere previsto anche un trattamento di disoleatura; lo scarico è soggetto al rilascio dell’autorizzazione e al rispetto dei limiti di emissione nei corpi idrici superficiali o sul suolo o in fognatura, a seconda dei casi. Le stesse disposizioni si applicano alle acque di lavaggio. Le acque di seconda pioggia non necessitano di trattamento e non sono assoggettate ad autorizzazione allo scarico.

Per le superfici di cui al presente comma, l’autorizzazione allo scarico delle acque di prima pioggia si intende tacitamente rinnovata se non intervengono variazioni significative della tipologia dei materiali depositati, delle lavorazioni o delle circostanze, che possono determinare variazioni significative nella quantità e qualità delle acque di prima pioggia.

……….

 

ALLEGATO F (*) - Tipologie di insediamenti di cui all’articolo 39

1. Attività energetiche:

1.1 Impianti di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50 MW;

1.2. Raffinerie di petrolio e di gas;

1.3. Cokerie;

1.4. Impianti di gassificazione e liquefazione del carbone.

2. Impianti di produzione e trasformazione dei metalli.

3. Impianti di trattamento e rivestimento dei metalli.

4. Industria dei prodotti minerali:

4.1. Impianti per la produzione di clinker (cemento) o di calce viva;

4.2. Impianti per la produzione di amianto e la fabbricazione di prodotti dell’amianto;

4.3. Impianti per la fabbricazione del vetro compresi quelli per la produzione di fibre di vetro;

4.4. Impianti per la fusione di sostanze minerali compresi quelli per la produzione di fibre minerali;

4.5. Impianti per la fabbricazione di tegole, mattoni, mattoni refrattari, piastrelle.

5. Industrie chimiche.

6. Impianti di smaltimento di rifiuti, impianti di recupero di rifiuti, depositi e stoccaggi di rifiuti, centri di cernita di rifiuti.

7. Impianti di produzione di pneumatici.

8. Depositi di rottami.

9. Centri di raccolta dei veicoli fuori uso.

10. Impianti per la concia e/o tintura delle pelli e del cuoio.

11. Impianti destinati alla fabbricazione di pasta per carta, carta e cartoni.

12. Impianti per il trattamento di fibre tessili: operazioni di imbianchimento, mercerizzazione, stampa, tintura e finissaggio.

13. Macelli aventi una capacità di produzione di carcasse di oltre 50 tonnellate al giorno.

14. Impianti per l’eliminazione o il recupero di carcasse e di residui di animali con una capacità di trattamento di oltre 10 tonnellate al giorno.

15. Impianti per il trattamento di superficie di materie, oggetti o prodotti utilizzando solventi organici, in particolare per apprettare, stampare, spalmare, sgrassare, impermeabilizzare, incollare, verniciare, pulire o impregnare, con una capacità di consumo di solvente superiore a 150 kg all’ora o a 200 tonnellate all’anno.

16. Impianti per la fabbricazione di carbonio (carbone duro) o grafite per uso elettrico Per le aziende agricole e gli allevamenti zootecnici si fa riferimento a quanto disposto dalla D.G.R. n. 2495/2006 e dalla D.G.R. n. 2439/2007.

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(*) I limiti dimensionali indicati sono tratti dall’Allegato 1 del Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 “Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento”.


Data ultimo aggiornamento: 07/02/2018
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